LA CICALA E LA FORMICA
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mercoledì 25 marzo 2015
mercoledì 11 marzo 2015
La cicala e la formica
LA CICALA E LA FORMICA
Regia Claudio Casadio
Una
trasposizione moderna di una delle favole più famose di La Fontaine. I
due animali, simboli dello scialo e della previdenza, acquistano una
personalità quasi umana. La cicala è una giovane cantate che tiene
concerti sulle spiagge, mentre la formica si occupa della casa e delle
piccole gioie e dolori del quotidiano.
Cicala e formica diventano veri e propri personaggi prendendo corpo e acquistando una personalità quasi umana . La cicala non è soltanto una oziosa perditempo , ma ha un autentico talento artistico ed è in grado di farci volare sulle ali della fantasia con la sua straordinaria voce : una giovane cantante che tiene concerti sui prati e sulle spiagge della Riviera ! Mentre la formica che ha una mentalità più realistica , si occupa del posto di lavoro , della casa e delle piccole gioie e dolori del quotidiano. Da questa diversità di visioni emerge un modo differente di affrontare ogni piccolo e grande problema e quindi un diverso modo di parlare e agire.
Ma, la dinamica del teatro non vive solo di questo contrasto fra il sogno e la realtà, infatti tra le due protagoniste si insinua una terzo personaggio : il Calabrone. Si tratta di un impresario, un affarista senza scrupoli che ben rappresenta le facili tentazioni del mercato e del successo di cui vediamo oggi esempi frequentissimi. E’ proprio lui a sfruttare e illudere la Cicala per poi abbandonarla squattrinata e sola al gelo dell’ inverno. Il mito della facile ricchezza e della perpetua spensieratezza si infrange contro il mondo reale. A questo punto tutto il peso della storia poggerà su una formica ! Questa piccola creatura dovrà scegliere se chiudere la porta alla sfortunata compagna o tentare di salvarla a rischio della propria vita entrando anch’ essa nel pericoloso mondo dell’ arte. Dunque il racconto di una amicizia perduta e riconquistata che , come tutte le avventure mette alla prova attori e spettatori per tracciare una parabola moderna e condurre alla fine questa piccola e grande storia senza fine.
domenica 1 febbraio 2015
Play - Teatro delle briciole
Intervista a Mirto Baliani
Play, una favola moderna in cui giochi e giocattoli di diverse epoche sono gli interpreti di un viaggio di conoscenza, che nasce da un intreccio tra musica, suoni e teatro d’oggetti.
Il coraggioso Sebastian, il perfido capitano spaziale, la ricerca della principessa di porcellana, il castello volante e la fedele scimmia Zeralda. Da un intreccio tra musica, suoni e teatro d’oggetti, una favola moderna in cui giochi e giocattoli di diverse epoche sono gli interpreti di un viaggio di conoscenza, per scoprire che il mondo non è come appare e che la realtà ha molte più facce di quel che sembra.
sabato 10 gennaio 2015
IL CIELO DEGLI ORSI - Teatro delle briciole
IL CIELO DEGLI ORSI
Dall’opera di Dolf Verroen & Wolf Erlbruch
“Il cielo degli orsi” si compone di due storie. La
prima ci racconta di un orso che, svegliatosi da un lungo letargo e
soddisfatta la fame, si mette a pensare a come sarebbe bello essere un
papà. Così, con tutto il coraggio di cui è capace, si mette a gridare in
direzione del bosco: “Qualcuno sa dirmi come si fa ad avere un
cucciolo?”. Dopo un lungo cercare sembra che la soluzione stia in cielo…
La seconda ci racconta invece di un orsetto, che è molto triste per la
morte del nonno. Quando la mamma gli spiega che il nonno era molto
stanco ed ora è felice nel cielo degli orsi, dice: “Ci voglio andare
anch’io”. E parte per il mondo alla sua ricerca...Dall’opera di Dolf Verroen & Wolf Erlbruch
Per entrambi i i protagonisti l’infinità del cielo sembra essere l’unico luogo in cui le loro domande possono essere soddisfatte. Ma si accorgono, alla fine del loro cercare, che è sulla terra, vicino a loro, che si trova la risposta. Infatti l’orso della prima storia la trova in una bella orsa che gli compare al fianco e che indovina in un attimo i suoi pensieri: insieme si pensa sempre meglio che da soli e così, all’approssimarsi della primavera, una soluzione la troveranno. Piccolo Orso invece la risposta la trova nelle rassicuranti certezze rappresentate dagli affetti familiari: nei genitori che si prendono cura di lui affinché superi il suo dolore e si convinca che la vita è, davvero, il suo più bel cielo.
“Il cielo degli orsi” affronta temi delicati e profondi con leggerezza e tatto e una grande capacità di sintesi. La presenza di animali come protagonisti permette di dosare l’impatto emotivo, che rimane comunque forte perché ci restituisce, con semplice e disarmante chiarezza, le difficoltà che tutti noi incontriamo, a maggior ragione i bambini, quando cerchiamo risposte alle grandi domande della vita. Difficoltà che nascono dalla complessità e varietà delle relazioni umane e dall’indifferenza che il mondo sembra riservare ai nostri piccoli o grandi dolori. L’unico percorso possibile è sempre quello esperienziale e non razionale e l’unica risposta, anche se non è “la risposta”, è spesso la più vicina a noi, se non già dentro di noi.
Il Teatro delle Briciole è un “patrimonio” della scena italiana che nel corso di una storia più che trentennale ha trasformato radicalmente l’immagine, il vocabolario e il concetto stesso di teatro per l’infanzia.Fondato nel 1976, cinque anni dopo è il primo in Italia a dar vita a un Centro Stabile di Produzione, Programmazione e Ricerca Teatro Ragazzi e Giovani, poi diventato Teatro Stabile di Innovazione.
Un nuovo centro per le arti sceniche
Una
realtà che negli ultimi anni ha rinnovato la propria identità ,
transitando dall’originario assetto di collettivo e di compagnia
teatrale a un organismo dinamico e variamente articolato: un moderno
centro per le arti sceniche che da un lato produce, realizza e
distribuisce in Italia e all’estero spettacoli affidati a registi
storici e nuovi artisti, e dall’altro programma e offre alla città di
Parma e al suo territorio una fittissima trama di progetti speciali,
rassegne, stagioni teatrali: iniziative che accolgono ogni anno migliaia
di spettatori.
Le produzioni
In
principio fu il “teatro d’animazione”, avvicinato di slancio e subito
rivoluzionato nelle forme, nei materiali, nei contenuti, con spettacoli
che segnano la nascita di un nuovo teatro (definito “micro-teatro”) che
mette al centro la potenza simbolica dell’immagine, la forza metaforica
degli oggetti e del linguaggio non verbale, la materia nel suo farsi
artigianale.
Linee
di ricerca che si arricchiscono nel tempo intorno a idee-guida quali lo
studio dello spazio scenico e la relazione col pubblico, il teatro come
iniziazione e come “vita concentrata”, l’infanzia come campo
dell’esperienza umana, il rapporto con la musica, che origina vere e
proprie opere definite di teatro-musica, dove la partitura di suoni ha
un ruolo drammaturgico. E ancora, la relazione con la danza, con le
lingue e i dialetti, la riscrittura in chiave inconsueta e “popolare” di
grandi testi della civiltà occidentale, la formazione della polis e di
una “cittadinanza” consapevole. Un filone, quello “politico”, indagato
in opere che raccontano alle giovani generazioni la relazione,
storicamente strutturata, tra individuo e collettività , prima nelle
forme di governo della dittatura e della democrazia, poi nei processi di
trasmissione del sapere, trasferendo così lo sguardo nel mondo della
scuola.
Si
sono fatti intanto sempre più fitti gli scambi e le esperienze a
livello europeo, che si traducono anche in co-produzioni, progetti di
residenza, finestre antologiche dedicate a cicli di spettacoli, tradotti
e presentati nelle lingue dei paesi ospitanti: Francia, Spagna,
Portogallo, Inghilterra, Austria, Germania, Belgio, Stati Uniti, Canada,
Russia.
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